L'IMPRESSIONISMO "STRAVOLTO DI MICHELE DE STEFANO"


Quando, nella storia dell'arte, si sono definite le grandi correnti dell'espressivita' pittorica, e' venuta a mancare alla figura dell'artista la capacita' di attraversare le "forme del passato" per dare un'indicazione sulla rappresentabilita' futura.
Anche se questo puo' sembrare un rassegnato abbandono all'immobilismo inventivo del presente, rimane sempre la possibilita' di incontrare un singolo artista che ci "mostra" direttamente la sua costellazione emotiva e, escludendo il piano astratto del dibattito teorico, sceglie con passione lo strumento piu' adatto ed "immediato" per raccogliere il nucleo della sua domanda.
E' il caso del pittore Michele De Stefano che, dal "luogo" impressionista da cui parte la sua ricerca estetica, congeniale alla volonta' di totale adesione che l'artista sente per la vita, ci rappresenta in un fare dicevamo "immediato" il soggetto delle sue opere null'altro che come pretesto a narrare il proprio pensiero emotivo.
La vorticosita' del gesto pittorico travolge quasi l'iniziale ispirazione,sconfinando nel dramma espressionista, cercando, non tanto di raggiungere la puntualita' perfetta dell'impressionismo, quanto il far attraversare la realta' delle sue figure dal vento della propria "visione", i modi di esporre non solo il mondo circostante ma tutto se stesso. Anche le opere piu' composte nei dettami canonici della scuola vangoghiana rivelano, ad un piu' attento esame, elementi "anomali" in cui le "forme", le "scelte cromatiche", le pennellate conclusive, enfatizzate dalla necessita' espressiva dell'artista, travalicano l'alveo primigenio configurandosi in "segni" isolati, mossi da una "rabbia" esecutiva che li rende autonomi, liberi di ricomporre nello sguardo dell'osservatore il congiungersi della realta' con l'arte.
Questi "segni", incisivi quasi come graffiti, accompagnano il percorso artistico di De Stefano destinati, forse, all'estremo enigma dell'informale, dove il cielo diventa un unico vorticoso "segno" e la terra un "tondo" uniforme.
Ci pare evidente quindi che l'operare artistico di Michele De Stefano si affacci ad un periodo di ricerca totale che lo condurra' a quei grandi, immancabili ed ormai prossimi incontri da narrarci nei racconti emotivi delle sue tele future.

L. e C. Torre