LA LUCE SULLA RISAIA


Nel 2001 Beppi Zancan compone una piccola monografia dedicandola a Michele De Stefano, pittore innamorato in quel momento di Venezia si' da dedicare numerose opere al Canale di Cannaregio che al crepuscolo tinge di rosa e di pallidi viola le acque, le case, i pontili; solamente la luce dorata dei lampioni significa un vivace tocco di colore.
Ora e' invece la zona circostante Chivasso ad attrarre l'attenzione di De Stefano; in questi siti delimitati dal crinale del bosco di Vaj, da un canale e due fiumi sui quali si riscuoteva anticamente il pedaggio, verra' inaugurata una mostra antologica per questo pittore che da quando a Spinazzola frequentava la scuola elementare. A Torino sono la presenza sia presso la Libera Accademia diretta da Giacomo Soffiantino, sia presso l'atelier di Sergio Albano a raffinare le qualita' compositive di un artista che ama il colore "facendolo risaltare al massimo", che si meraviglia di fronte alla natura meravigliando a sua volta lo spettatore. Inoltre trent'anni di attivita' sono state organizzate per De Stefano oltre sessanta mostre personali alle quali corrispondono molte presenze alle rassegne della Promotrice delle Belle Arti, ed ora, al Piemonte Artistico e Culturale. Abbiamo un dipinto di fronte a noi: un grande cielo striato, la quinta compatta delle piccole case interrotta solo dallo svettare d'un campanile, un albero a margine della tela a fare da contrappunto al verdissimo prato delimitato da un sentiero rosato sul quale si legge l'impronta dell'ultimo carro.
Siamo nella pianura amata dal nostro pittore, fra Fontanetto Po e San Silvestro, ove canali e risaie, brevi chiuse, specchi d'acqua, ponticelli, il luccichio nel verde, la fanno da padrone.
Ripetutamente Michele De Stefano riprende questo tema, con una sorta di rinnovata tecnica divisionista, con larghe pennellate che riportano alla memoria l'amore riconosciuto nei conronti dell'opera di Vincent Van Gogh. Ecco quindi la Risaia animata dalla realta' della contadina intenta al lavoro, con il grande arco del sentiero dalle luci azzurrate, San Silvestro, Risaia a Fontanetto con una bealera che sconfina nel viola del paesaggio circostante
Michele De Stefano ha bisogno di avere di fronte a se' una grande pianura, di sentirsi libero fra il cielo e lo sconfinare del paesaggio privo di monti all'orizzonte: giustifichiamo cosi' il saldo Autoritratto (La mia prigione, il mio tormento) con la propria immagine alla quale s'accostano le sbarre che delimitano la finestra avara di luce.
Ritratti ritroviamo nella produzione grafica, unitamente al tema della Raccolta delle olive, al nudo della modella, scorci dei Cortili di Torino: fogli vivaci nel segno, condotti con rigore, e ben modellate sanguigne.
Nello studio del pittore - ordinatissimo, con i dipinti suddivisi per tema e per misura - c'e' una grande e valida opera determinata dall'evento Luci d'Artista: sulla chiesa della Gran Madre si distende una gamma cromatica che dal viola trascolora nel rosso riflettendosi, con senso di magia, nell'acqua del fiume.
Ma in altra occasione il pittore si ispira al paesaggio urbano quando - ad esempio - dipinge l'allegoria della vegetazione nel buon dipinto Giardino roccioso, quando si sofferma ai Marazzi illuminati dalla neve, o ancora in corso Moncalieri ove ritorna il gioco dei violetti rubati al tremolio delle luci.
Talvolta e' il tema sociale ad attrarre il pittore (Alluvione Duemila) che ama ritrarre anche la figura - specie femminile, (La signora delle risaie) - creare composizioni floreali oppure proporre in modo anomalo e costruttivo una Natura morta nella quale ai fiori secchi e al cestello di frutta fanno riscontro l'impronta d'un gesso antico e una tela rovesciata.
L'ultimo dipinto che Michele De Stefano ci presenta e' frutto di una lunga camminata al seguito di un contadino che, via via, brucia le stoppie delle risaie: un gran crepitare di fiammelle, l'uomo attento al proprio lavoro e la tela invasa da un vivace gioco di rossi, di gialli, di aranciati che sfumano nel bruno.
La stagione della raccolta e' terminata e De Stefano dovra' attendere un'altra primavera per ritornare la' dove la Dora Baltea sfocia nel Po, dove c'e' la bizzarra cupola di San Silvestro oppure nella patria del violinista Viotti; piu' lontano, i resti della celebre abbazia cistercense di Lucedio dalla quale dipende, per lo piu', la diffusione della cultura del riso.

Torino, Aprile 2005, Gian Giorgio Massara