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"Quest'opera è stata donata dal pittore al museo Vincent Van Gogh di Amsterdam"

Chi e' Michele De Stefano

Da almeno un decennio la pittura di Michele De Stefano si è assestata su un livello stabile e coerente con la sua personalità, che è più complessa di quanto all'apparenza potrebbe sembrare. Oggi, a cinquantacinque anni, nella piena maturità del suo fervido operare, De Stefano vorrebbe cominciare a tirare le somme: si pone delle domande cui non riesce a dare risposte. Nasce in lui quel giustificato risentimento che un artista autentico ed entusiasta sente quando una parte del mondo sembra ignorarlo. Non certo quella dei collezionisti, di chi rimane conquistato, vorrei dire "folgorato", dai suoi colori smaglianti, disposti secondo l'aurea legge dei complementari, ma da un certo "milieu" cittadino che non si può neppure definire di critici d'arte (che più non esistono) ne di galleristi (che più non esistono).
Michele, nella sua ingenuità, crede che esistano ancora, e perciò ha questa sensazione di essere stato trascurato per misteriosi motivi.
Facciamogli capire che questo risentimento, nel suo caso di pittore autentico e contro corrente, è immotivato e inutile, perché nello snobismo e mercantilismo imperante, unito a una totale incapacità delle strutture al potere di sentire la pittura, non ci si potrebbe aspettare nulla di diverso. Inoltre, anche l'arte, come tutto oggi, è gestita in modo mafioso: bisogna far parte di un gruppo, di una cordata.
De Stefano si arrampica in parete da solo, spinto dall'entusiasmo della bellezza della natura e di come essa possa esser tradotta con i pennelli e i colori. Egli dovrebbe essere grato a Dio per la gioia che gli procura questo lavoro affrontato con tanto amore e per i risultati che tanta soddisfazione gli danno, e non solo a lui. Egli è un post-impressionista, che ha in Van Gogh il nume tutelare. Basterebbe questo a spiazzarlo, perché scegliere Van Gogh come Maestro non è considerato "chic" dall'intellighenzia locale e provinciale. Eppure, Van Gogh rimane il più grande pittore della modernità. E allora, quale migliore guida si potrebbe scegliere? Dicevo di questo livello costante raggiunto da De Stefano negli ultimi anni, ma devo anche precisare che la lunga esperienza lo porta a progredire ogni anno nell' autocoscienza e nella sicurezza delle scelte, calibrate con quanto lui ha imparato, in tanti anni di pittura, di sé e delle sue capacità. Che sono grandi a livello istintivo e si attenuano là dove il pittore oscura il suo istinto con ragionamenti. De Stefano, che ha dipinto anche delle "Venezie" molto interessanti, specialmente nei notturni, rimane il pittore della risaia e delle campagne intorno a Torino, con roggie e case, ma specialmente con campi di riso e di grano. In questi quadri, dove egli rende ammirevole omaggio a Van Gogh, egli trova il suo meglio e crea opere fatte per dare gioia.
Vi è talora nelle sue opere "vangoghiane" un certo citazionismo che va considerato in senso positivo.
E' infatti un tocco di moderno concettualismo che non nuoce e non infastidisce. D'altronde, non si deve assolutamente pensare a De Stefano come ad un "copista": il suo primo riferimento sono i luoghi reali, in particolare la campagna intorno a Fontanetto Po. Il suo rapporto primario è con la realtà naturale che lo ha colpito e ha fatto scattare in lui l'ispirazione.
Il pittore Beppe Avvanziono, nel suo amore per Van Gogh, si spinge a dipingere nei campi che circondano Arles; De Stefano trova i suoi Van Gogh tra Crescentino e Bàlzola, nel parco del Valentino, ai Murazzi.
Altri pittori si trovano filtrati nelle opere di Michele De Stefano: per esempio Utrillo, Vallotton, De Chirico, ma sempre in maniera inconscia perché questo pittore non ha nulla di intellettuale, predisposto, voluto. Egli punta al colore, a come farlo risaltare al massimo, accostando il giallo al violetto, il blu all'arancione, il rosso al verde. Perciò il primo impatto con i suoi dipinti è di autentica meraviglia, specialmente se visti accostati gli uni agli altri: una vera festa per gli occhi.
A parte la nuova lunga serie di risaie, grandi e piccole, tra i quadri che ho visto nel suo nuovo studio di via Santhià, mi hanno colpito in modo particolare la "Campagna toscana con quattro cipressi" e il "Po ai Murazzi di notte" , e mi auguro che li si possano ammirare anche in una futura mostra. Michele De Stefano: tra i pochissimi pittori torinesi i cui quadri mi piace tenere nel mio studio, guardarli e goderli, come ai vecchi tempi in cui esisteva la Pittura. E un grazie a De Stefano, per continuare a farla vivere.
Torino, Giugno 2001 Beppi Zancan

...Tu sei uno che agisce con tutta la passione e l'ardore che ti contraddistinguono. Arrabbiandoti, imprecando, scontrandoti con te stesso e a volte con i tuoi stessi amici. Ma ciò che più conta, è che stai cercando te stesso in modo autentico, e con questa autenticità e schiettezza cerchi di esprimere tutto il tuo tormento e di trasferirlo sulla tela. Così come ti conosco, tu ti riveli nei tuoi quadri.
TORINO - 1983 - S. Albano

L'arte di Michele De Stefano esprime un vigore, un nerbo, una passione che è propria degli espressionisti, pur non raggiungendo gli estremi della drammaticità, che è la loro caratteristica essenziale. Un pittore dalla forte personalità, dunque, che talvolta si addolcisce, allorché indugia ad osservare un fiore, un praticello e l'acque del Po che scorrono serene, riflettendo gli alberi che s'innalzano sulla riva.
FIRENZE – 1984 - A. Spinardi (da Arte Italiana Contemporanea)

Pur considerando l'elasticità interpretativa che scaturisce dalla soggettività, non possono non attirare l'attenzione dei fruitori per la loro notevole forza estetica: in particolare mi riferisco a "Alba sul Sangone", dove un'apoteosi di verbi abilmente trattati si fanno voce rimandando a spazi tesi tra la realtà e la fantasia. Ma come non citare le "Risaie" che in momenti diversi, sempre sfruttando un supporto cromatico qualitativamente e "quantitativamente" ben elaborato, giungono ad evocare immagini dinamicamente portatrici di un messaggio carico di significati simbolici. Naturalmente sono molte altre le opere che meriterebbero una citazione in queste note, ma io credo che un corredo critico non sia sufficiente ad introdurre alla pittura di De Stefano, in quanto la sua produzione artistica si percepisce immediatamente, osservandola e lasciandosi "prendere" e trasferire in spazi quotidiani abilmente sublimati dall'azione poetica.
TORINO, Novembre 1986 - Massimo Centini

Nei suoi quadri l'emozione è controllata dall'esperienza di quella verità, astratta ed universale, che è l'arte. Ciò che, per un prodigio di tecnica, sembra il riflesso immediato della vita, allude ad un processo di decantazione mentale, che lo spettatore potrà dilettarsi a rintracciare strato per strato e per il quale l'autore non ha voluto abusare dell'immagine dell'uomo e dell'iconografia di storia, cui ci hanno abituato gli anacronismi, altri intellettuali del nostro tempo.
ROMA, Marzo 1992 - Giuliana Calcani - Paolo Moreni

L'autore ha detto che lui non disegna perché il pubblico possa trovare ciò che a lui piace, ma immortala quello che vede nelle cose e ritiene importanti. Un'altra caratteristica particolare di De Stefano sono i colori che usa per i suoi tratti: i gialli ed i verdi in tutte le tonalità inimmaginabili. Qualcuno potrebbe anche dire vedendo le sue opere che è molto aggressivo. Infatti i suoi tratti non sono dolci e delicati, ma esprimono in tutta la loro forza quelle che sono linee della realtà di tutti i giorni. Le figure che appaiono nei quadri dell'autore sono in prevalenza donne sulle quali si vede la stanchezza di tutti i giorni e della vita. Quando abbiamo chiesto all'autore a quale dei grandi artisti ha fatto più riferimento per le sue opere senza alcun indugio ci ha risposto Van Gogh e notando i suoi tratti vediamo quelle linee sfumate famose e caratteristiche dell'autore fiammingo.
AOSTA, Settembre 1989 - Luca Busatto

Colori carichi di luce che nella reatà, forse, non esistono ma che egli sente vibrare come completa liberazione da quei fattori che possono vincolare la sua fantasia. Ogni sua opera, è evidente, riconoscibile a prima vista, si presenta come creazione priva di compromessi, porta l'autore ad interrogare più a fondo se stesso, concede alla gamma accesa e velleitaria di Van Gogh, suo ideale maestro, un significato di cultura, di esperienza e di concetti. L'esercizio pittorico di Michele De Stefano si trasforma così in un modo di essere, di stabilire un contatto fisico con la materia, con la sua mente e la realtà della vita. E' innegabile il livello qualititivo del suo lavoro, i vari momenti di serenità che testimoniano l'impegno continuo dell'approfondimento poetico del corpo delle immagini. Una pittura, dunque, dall'incidenza affettiva ed estranea alle fughe e ai condizionamenti delle mode. La giustificano i rigogliosi cromatismi, i contrasti ritmici tra luci ed ombre, la fitta tessitura di pennellate nel susseguirsi di piani e settori dinamici. Pennellate che, svilluppandosi e contemporaneamente integrandosi, scompongono lo spazio in varie direzioni e dimensioni riscoprendo l'importanza dei valori e dei significati artistici.
TORINO, Gennaio 1994 - A. Oberti

Si pone delle domande a cui non riesce a dare risposte. Nasce in lui quel giustificato risentimento che un artista autentico ed entusiasta sente quando una parte del mondo sembra ignorarlo. Non certo quella dei collezionisti, di chi rimane conquistato, vorrei dire "folgorato", dai suoi colori smaglianti, disposti secondo l'aurea legge dei complementari, ma da un certo "milieu" cittadino che non si può neppure definire di critici d'arte (che più non esistono) né di galleristi (che più non esistono). De Stefano si arrampica in parete da solo, spinto dall'entusiasmo della bellezza della natura e di come essa possa essere tradotta con i pennelli ed i colori. Egli dovrebbe essere grato a Dio per la gioia che gli procura questo lavoro affrontato con tanto amore e per i risultati che tanta soddisfazione gli danno, e non solo a lui. Egli è un post-impressionista, che ha in Van Gogh il nume tutelare. Basterebbe questo a spiazzarlo, perché scegliere Van Gogh come Maestro non è considerato "chic" dall'intellighenzia locale e provinciale. Eppure, Van Gogh rimane il più grande pittore della modernità. E allora, quale migliore guida si potrebbe scegliere? Altri pittori si trovano filtrati nelle opere di Michele De stefano: per esempio Utrillo, Vallotton, De Chirico, ma sempre in maniera inconscia perché questo pittore non ha nulla di intellettuale, predisposto, voluto. Egli punta al colore, a come farlo risaltare al massimo, accostando il giallo al violetto, il blu all'arancione, il rosso al verde. Perciò il primo impatto con i suoi dipinti è di autentica meraviglia, specialmente se visti accostati gli uni agli altri: una vera festa per gli occhi. A parte la nuova lunga serie di risaie, grandi e piccole, tra i quadri che ho visto nel suo nuovo studio di via Santhià, mi hanno colpito in modo particolare la "Campagna toscana con quattro cipressi" e il "Po ai Murazzi di notte", e mi auguro che li possano ammirare anche in una futura mostra. Michele De Stefano: tra i pochissimi pittori torinesi i cui quadri mi piace tenere nel mio studio, guardarli e goderli, come ai vecchi tempi in cui esisteva la Pittura. E un grazie a De Stefano, per continuare a farla vivere.
Torino, Giugno 2011 - Beppi Zancan

De Stefano non conosce ripensameni nell'arte, la sua è una sintesi cercata e voluta all'altezza dei grandi. Sintesi di paesaggio con nostalgiaca poesia.
Arma di Taggia (IM), Settembre 2002 - Tancredi Carpio

In questi siti delimitati dal crinale del bosco di Vaj, da un canale e due fiumi sui quali si riscuoteva anticamente il pedaggio, verrà inaugurata una mostra antologica per questo pittore che da quando a Spinazzola frequentava la scuola elementare. A Torino sono la presenza sia presso la Libera Accademia diretta da Giacomo Sof?antino, sia presso l'atelier di Sergio Albano a raffinare le qualità compositive di un artista che ama il colore "facendolo risaltare al massimo", che si meraviglia di fronte alla natura meravigliando a sua volta lo spettatore. Inoltre trent'anni di attività sono state organizzate per De Stefano oltre sessanta mostre personali alle quali corrispondono molte presenze alle rassegne della Promotrice delle Belle Arti, ed ora, al Piemonte Artistico e Culturale. Siamo nella pianura amata dal nostro pittore, fra Fontanetto Po e San Silvestro, ove canali e risaie, brevi chiuse, specchi d'acqua, ponticelli, il luccichio nel verde, la fanno da padrone. Ripetutamente Michele De Stefano riprende questo tema, con una sorta di rinnovata tecnica divisionista, con larghe pennellate che riportano alla memoria l'amore riconosciuto nei conronti dell'opera di Vincent Van Gogh. Ecco quindi la Risaia animata dalla realtà della contadina intenta al lavoro, con il grande arco del sentiero dalle luci azzurrate, San Silvestro, Risaia a Fontanetto con una bealera che sconfina nel viola del paesaggio circostante. L'ultimo dipinto che Michele De Stefano ci presenta è frutto di una lunga camminata al seguito di un contadino che, via via, brucia le stoppie delle risaie: un gran crepitare di ?ammelle, l'uomo attento al proprio lavoro e la tela invasa da un vivace gioco di rossi, di gialli, di aranciati che sfumano nel bruno. La stagione della raccolta è terminata e De Stefano dovrà attendere un'altra primavera per ritornare là dove la Dora Baltea sfocia nel Po, dove c'è la bizzarra cupola di San Silvestro oppure nella patria del violinista Viotti; più lontano, i resti della celebre abbazia cistercense di Lucedio dalla quale dipende, per lo più, la diffusione della cultura del riso.
Torino, Aprile 2005 - Gian Giorgio Massara

L'uomo, che appare come un instancabile "lottatore", sicuramente ha saputo trasferire nel campo professionale la sua continua voglia di cui non si intravvede un termine, di innovare e di sperimentare. Come artista, Michele è, da sempre, vigile ed attento osservatore del mondo che lo circonda, pronto a coglierne, in chiave compositivia e coloristica, spunti ed ispirazioni, così come è sempre stato disponibile ad accettare ed analizzare gli stimoli provenienti dal mondo della pittura. Nel confrontarsi con quest’ultimo, emergono anche tutta la coerenza della sua complessità di visione d'artista, la sua tempra di lottare, attento ma insofferente ai condizionamenti, anticonformista sempre pronto a reagire, ambiziosamente convinto della sua preparazione, delle sue capacità e delle sue ispirazioni. Il Michele pittore ha avviato la sua attività affascinato dall'impatto coloristico dei post-impressionisti, di Van Gogh in particolare, immediatamente impostandola su solide basi grafiche, prospettiche, di composizione e cromatiche. I suoi temi preferiti, da sempre, i paesaggi, soprattutto le sue "risaie", dove il "respiro del colore" diventa a volte drammatico ed altamente coinvolgente. Ne emerge sorprendentemente, per l'uomo ed il pittore, un Michele pieno di entusiasmo, di voglia di cambiare e di crescere, affatto ancorato agli schemi di partenza della sua attività d'artista, ma sempre rigorosamente coerente ai suoi principi, con immutato l'amore per il colore in tutte le sue forme espressive e coinvolgenti. Dei suoi quadri, dipinti con il cuore prima che con il pennello, non ci si può non innamorare, rivedendoli giorno per giorno, pennellata per pennellata. Bravo Michele, avanti così, per te e i tuoi numerosi estimatori ed amici!
Burolo (TO) 4 Aprile 2008 - R. Daglio